Il Pronto Soccorso, un primo passo per il diritto alla salute

Tempi di attesa, spazi e sovraffollamento. Questi sono alcuni dei sintomi più diffusi del malessere dei nostri Pronto Soccorso. I sintomi però sono le conseguenze di problemi strutturali che riguardano molti se non tutti gli ospedali italiani. Disfunzioni che sono da attribuire a:

  1. pazienti che si rivolgono al Pronto Soccorso quando hanno bisogno di ricovero d’urgenza non per malattie acute, ma per riacutizzazioni di patologie croniche;
  2. malati in attesa di trasferimento in reparti di degenza che restano in Pronto Soccorso, spesso in barelle o in condizioni inadeguate, e che trasformano un reparto di emergenza in un reparto ordinario senza che ci siano strutture e dotazioni sufficienti.

Questi sono due problemi cronici, sui quali è possibile intervenire nel tentativo di individuare un’iniziale soluzione.

La prima risposta deve arrivare dal territorio con la creazione di una rete di medici e infermieri che possano fungere da primo soccorso e filtro. Strutture funzionanti 7/7, considerando i dati che mostrano come l’accesso nei Pronto Soccorso sia molto più frequente nei fine settimana. In questo senso, una volta usciti dal commissariamento sarà indispensabile incrementare e rendere operativi i PUA (punto unico di accesso) facendo in modo che assolvano la loro funzione istitutiva: essere un luogo dove il comparto sociale e quello sanitario collaborano per evitare che le persone esauriscano le loro energie nel procedere, per tentativi ed errori, nella ricerca di risposte adeguate ai loro bisogni.

Un secondo intervento altrettanto importante riguarda la distribuzione dei posti letto. Anche in questo caso abbiamo molte informazioni a disposizione sull’intensità di cure e sul tipo di patologia. Su queste basi e su queste esigenze è necessario ricalibrare la distribuzione dei posti letto.

In questo modo, i Pronto Soccorso possono tornare a svolgere la loro funzione in modo più efficiente garantendo ai pazienti un’assistenza adeguata e consentendo al personale sanitario di lavorare in un ambiente funzionale al suo compito.

Il voto del 4 marzo è l’occasione per scegliere che nel Lazio si possa costruire insieme una sanità pubblica e per tutti, in cui i cittadini/pazienti possano vedere riconosciuto realmente il proprio diritto alla salute.

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