Il paziente di oggi: scacchista e maratoneta?

Ho lavorato nella sanità pubblica per oltre 30 anni. Un lasso di tempo in cui ho avuto modo di incontrare e conoscere le tante sfaccettature del nostro sistema sanitario. Nel corso degli anni, ho tentato di affrontare insieme ai miei pazienti gli intoppi e le criticità ai quali sono spesso costretti. Questo è uno schema, riassuntivo e volutamente metaforico, dell’impegnativo viaggio che molti pazienti sono costretti ad affrontare quotidianamente, insieme alle loro famiglie.

Il malato, nelle sue peripezie, deve essere supportato da grandi doti strategiche e atletiche. Può sembrare semplicistica questa osservazione ma credo non errata.
Vediamo cosa accade nella realtà.

Ho necessità di una visita specialistica e di esami diagnostici in particolare. Domanda: come faccio? A chi mi rivolgo?

  1. Vado dal medico di famiglia? Sì, ma non mi possono essere richiesti esami o terapie particolari e mi viene richiesto videat specialistico;
  2. Telefono al CUP regionale. Liste di attesa lunghissime con attese anche di un anno.

Un po’ scacchista e un po’ maratoneta

Inizia così una partita a scacchi che richiede la resistenza fisica di un maratoneta.

Primo approccio strategico. Vado al pronto Soccorso: attese, esami, etc. ma soprattutto nessun tipo di terapia.

La maratona continua ed ecco la seconda strategia. Vado in privato o anche in intramoenia. Una parziale risoluzione, parziale perché alcuni esami e terapie possono essere espletate solo in ospedale. E allora? Si ricomincia, per fortuna talora con una diagnosi almeno ipotizzata ma con tanta fatica, fisica e mentale, e spesa.

È così che abbiamo ridotto la sanità pubblica? Il malato non ha bisogno di essere sottoposto a prove di forza o di strategia. Il nostro sistema sanitario deve, in primis, offrire supporto e soluzioni, non creare complicati e impegnativi percorsi a ostacoli.

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