L’importanza della riabilitazione nel programma della salute

Esistono molte patologie che causano disabilità fisiche, psicocognitive e sociali, rendendo necessario interventi di riabilitazione.

L’obiettivo della riabilitazione è quello di massimizzare l’indipendenza funzionale attraverso la stabilizzazione della funzione, la riduzione della disabilità e la prevenzione di complicanze secondarie, attraverso un processo educativo che incoraggia l’indipendenza dell’individuo.

In altre parole è un processo di cambiamento attivo attraverso il quale una persona disabile acquisisce e usa le conoscenze e le abilità necessarie per rendere ottimali le proprie funzioni fisiche, psicologiche e sociali. È noto però che anche in ambito riabilitativo l’offerta terapeutica è eterogenea, non controllata in termini di efficacia/efficienza e soprattutto limitata nel tempo, nonostante la consapevolezza del fatto che le patologie croniche non trovano soluzioni in un arco temporale ristretto. Esistono strutture residenziali, semiresidenziali, ambulatoriali e servizi domiciliari non accessibili per tutti i pazienti. Lo scenario è estremamente eterogeneo, ma è possibile riflettere sulle principali criticità per capire dove intervenire.

Partiamo dal pubblico…

  • Necessità dello sblocco del turn over e assunzione personale riabilitativo.
  • Attivazione dei concorsi pubblici.
  • Adeguamento degli stipendi del personale riabilitativo al livello di studio con possibilità di accedere a ruoli dirigenziali: allo stato attuale il servizio pubblico non attrae i professionisti più bravi perché non è competitivo.
  • Creazione di unità operative riabilitative a guida di un dirigente delle professioni sanitarie che potrebbe coordinare meglio e con maggior appropriatezza il percorso riabilitativo all’interno degli ospedali.
  • Revisione dei criteri di accesso alle strutture riabilitative che al momento non tengono conto della patologia di base del paziente. Al contrario, i criteri dovrebbero basarsi sulle scale patologia-specifiche, creando delle commissioni di verifica, aggiornamento e controllo ad hoc in ogni regione. In questo modo, si potrebbe identificare una fascia di pazienti che non ha bisogno di essere ricoverata per fare riabilitazione, liberando finalmente fondi per la gestione domiciliare o ambulatoriale.
  • Inclusione dei fattori prognostici dei pazienti nella valutazione iniziale e nella definizione degli obiettivi, generando un miglioramento dell’outcome funzionale di lungo periodo con minor numero di ricadute della patologia e minor impatto economico della disabilità sulla società.
  • Creare un’assistenza integrata sul territorio fatta anche di centri di riabilitazione monospecialistici. Ad oggi nel Lazio chi sa trattare il paziente neurologico, si ritrova a trattare anche protesi di ginocchio.
  • Investire sui terapisti occupazionali, figure chiave per il reintegro sociale della persona con disabilità. Oggi, quei pochi che riescono a lavorare, lo fanno lottando coi denti per far avere una sedia col poggiatesta ad una paziente che con quel poggiatesta e sistema posturale può anche lavorare e produrre.

…e pensiamo anche al privato

  • Uniformare i criteri normativi per l’apertura dei centri medici con branca riabilitativa che adesso variano anche all’interno del singolo Comune ignorando i principi di equità e universalismo.
  • Controllare l’adeguatezza etica delle prescrizioni mediche per riabilitazione penalizzando le tante porcherie “innovative”, prive di razionale scientifico che servono da specchio per allodole ricche.
  • Rendere detraibili le spese per riabilitazione anche in assenza di prescrizione del medico del SSN. In questo modo si generebbe un maggior introito IRPEF, meno sommerso e più tracciabilità dei trattamenti riabilitativi.

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