La salute: diritto dell’individuo e dovere dello Stato

La capacità assistenziale del sistema sanitario nazionale si riduce fortemente. Questo è il preoccupante scenario che emerge da uno studio di Ernst & Young, citato recentemente in un articolo del Sole 24Ore. Si contano 13,5 milioni di persone che hanno fatto ricorso a cure private con un aumento della spesa privata di quasi 10 miliardi tra il 2005 e il 2015.

A questo si aggiunge un dato ancor più preoccupante riportato in uno studio dell’Ania: il 16,5% delle famiglie non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista importante, al punto che la rinuncia a un’eventuale visita medica per ragioni economiche cresce dal 34,4% della precedente rilevazione (2013) all’attuale 37,2%.

Il mese che ci separa dalle elezioni, invece di essere il regno di promesse irrealizzabili, può diventare un’occasione per discutere della sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Una sostenibilità che non deve essere messa in dubbio, ma che deve essere ripensata a partire da quanto di buono è stato fatto nel Lazio negli ultimi 5 anni.

Si tratta di un lavoro che deve contare su pochi fondamentali capisaldi: certezza delle risorse a disposizione della sanità e della loro allocazione, con un intervento programmatico in grado di ridurre il precariato; organizzare un’offerta assistenziale adeguata alla reale domanda espressa dalla popolazione; avviare un serio e sistematico piano di prevenzione e riduzione degli sprechi.

Discutiamo a partire da questi punti, tenendo bene a mente un principio guida contenuto nella nostra costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

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