Cannabis terapeutica. Facciamo un po’ di chiarezza

Esistono molte malattie che presentano sintomi particolarmente impattanti sulla qualità di vita dei pazienti. Allo stesso tempo, ci sono molte patologie per le quali non è nota la terapia eziologica. Facciamo alcuni esempi: la sclerosi multipla, il dolore cronico isolato o in corso di malattie sistemiche, stati patologici reattivi a chemioterapie.
In questi casi, l’assunzione di cannabis rappresenta un esempio di terapia sintomatica che purtroppo presenta ancora molte difficoltà di regolamentazione.

Il quadro normativo

Nel 2013, con autorizzazione pubblicata su G.U. n 100 (supplemento 33), è stato autorizzato il Sativex, farmaco spray a base di THC e cannabidiolo. Si tratta del primo trattamento sintomatico a base di cannabinoidi prescrivibile a carico del sistema sanitario nazionale, essendo stato inserito dall’Agenzia Italiana del Farmaco in fascia H, con prescrizione da parte del neurologo curante per la sclerosi multipla.

Il 9 novembre 2015 il decreto ministeriale (GU Serie Generale n.279 del 30-11-2015) ha autorizzato e regolamentato l’utilizzo di farmaci a base di cannabis, per alcune patologie:

– l’analgesia in patologie che implicano spasticità associata a dolore (sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale).
– l’analgesia nel dolore cronico (con particolare riferimento al dolore neurogeno) in cui il trattamento con antinfiammatori non steroidei o con farmaci cortisonici o oppioidi si sia rivelato inefficace.
– l’effetto anticinetosico ed antiemetico nella nausea e vomito, causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV.
– l’effetto stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa.
– l’effetto ipotensivo nel glaucoma.
– la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette.

Tale decreto ha inoltre provveduto a definire le indicazioni circa la produzione e l’impiego medico, mentre l’aspetto relativo alla rimborsabilità e l’eventuale allargamento ad altre problematiche per cui possono essere erogati e rimborsati i cannabinoidi è stato meno definito.

La mancata uniformità territoriale

Molte regioni hanno regolamentato l’erogazione gratuita dei medicinali a base di cannabis, alcune di queste facendo direttamente riferimento alle indicazioni terapeutiche dettate dal DM del 2015, altre non entrando nel merito delle indicazioni rimborsabili. Ovviamente il fatto che non tutte le regioni siano dotate di normative dedicate ai cannabinoidi e che alcune di quelle che invece hanno regolamentato tale aspetto non prevedano la completa rimborsabilità (trattamento ospedaliero e domiciliare) determina un quadro complessivo eterogeneo, con disomogeneità e iniquità nell’accesso a trattamenti.

Anche in questo caso il concetto di uguaglianza e uniformità di trattamento per il malato non viene rispettato.
Se la cannabis terapeutica è riconosciuta come terapia sintomatica, il suo uso deve essere regolamentato meglio, verificato ed utilizzato a seconda delle esigenze e i bisogni dei pazienti indipendentemente dal territorio in cui vivono perché una Sanità Pubblica vuol dire per tutti.

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